El Milan Approach©
Origini
Il Milan Approach© nasce all’inizio degli anni Ottanta dall’esperienza clinica e di ricerca di Luigi Boscolo e Gianfranco Cecchin, fondatori del Centro Milanese di Terapia della Famiglia.
Ispirato al pensiero di Gregory Bateson, alla cibernetica di secondo ordine e al costruttivismo, l’approccio ha trasformato la psicoterapia familiare introducendo una nuova idea di relazione terapeutica: un processo dialogico, creativo e condiviso.
Il colloquio come gioco serio
Una delle immagini più care ai fondatori viene da Gregory Bateson, che nel 1956 affermò:
“C’è una grande somiglianza tra il colloquio psicoterapeutico e il gioco; ma nel colloquio psicoterapeutico non accade nulla finché entrambe le persone non si mettono a giocare sul serio.”
Per Boscolo e Cecchin, “giocare sul serio” significa incontrare l’altro con curiosità e rispetto, muovendosi insieme nello spazio delle possibilità.
Il terapeuta non applica un protocollo, ma costruisce — passo dopo passo, parola dopo parola — un dialogo che genera nuovi significati e nuove connessioni.
Etica, rigore, immaginazione
Il Milan Approach si fonda su due pilastri: rigore e immaginazione.
- Rigore, perché il pensiero sistemico non accoglie tutto indistintamente, ma dialoga con le prospettive che condividono una etica anti-oppressiva e non autoritaria.
Essere rigorosi significa riconoscere che ogni osservatore partecipa alla realtà che osserva e che la terapia è sempre un atto relazionale e responsabile. - Immaginazione, perché la clinica è in continua evoluzione: occorre saper leggere i cambiamenti culturali, sociali e familiari, confrontarsi con nuovi linguaggi e forme di vita, costruire continuamente pratiche di cura pertinenti e creative.
Come amava dire Cecchin, “mai innamorarsi delle proprie ipotesi”: la curiosità è la prima forma di rispetto verso chi abbiamo di fronte.
Una mente relazionale
Il Milan Approach non concepisce la mente come qualcosa di interno all’individuo, ma come un processo che si costruisce nelle relazioni — nei dialoghi, nei corpi, nei gruppi, nelle culture e nelle comunità di appartenenza.
Fare terapia significa quindi favorire connessioni, ampliare i punti di vista, aprire possibilità di trasformazione nei sistemi in cui la persona vive.
Un approccio che si trasmette nella pratica
Il Milan Approach è prima di tutto un modo di lavorare insieme.
Al CMTF viene trasmesso attraverso l’esperienza diretta: l’osservazione delle sedute dietro lo specchio, la partecipazione alle équipe terapeutiche, la riflessione nei gruppi di formazione.
Ogni allieva e allievo apprende il metodo a partire dall’esperienza viva del dialogo terapeutico, accompagnato da didatti e colleghi, in un processo continuo di osservazione, confronto e rielaborazione.
Un pensiero aperto
Coerentemente con la sua storia, il Milan Approach rimane un pensiero aperto e in dialogo con il mondo: con le scienze, la filosofia, l’arte, le trasformazioni sociali.
È un modo di guardare alle relazioni umane e ai sistemi complessi che continua a generare nuove domande, nuove pratiche e nuove comunità di ricerca.